Nelle ultime ore il regime iraniano è riuscito a blindare ulteriormente la rete. Sono pochissimi i messaggi della dissidenza che riescono a filtrare verso il mondo libero. Di moltissimi blogger o utenti Twitter che nei primi giorni riuscivano a mandare informazioni su quanto stesse accadendo, non si sa più niente, si teme seriamente per la loro sorte.
La storia di G.S. è davvero singolare. Da oltre un anno è costretto a vivere negli Emirati Arabi Uniti perché le autorità gli hanno sequestrato il passaporto pur non essendo il sig. G.S. inserito nella Black List di quel Paese, cioè non esistono a suo carico ordini di restrizione, né nella circolazione all'interno degli E.A.U. né nell'espatrio.
Quanto è strana questa sinistra estrema che, giustamente, si mobilita per i palestinesi ma lo fa con riluttanza per i birmani e addirittura non lo fa per gli iraniani, che alza giustamente i toni per l'Honduras ma trascura quasi del tutto quanto avviene in Perù.
Mentre continuano le proteste in Iran contestualmente aumentano gli arresti indiscriminati dei manifestanti. Come abbiano scritto pochi giorni fa sono migliaia le persone letteralmente scomparse e di cui non si sa più niente. A dipanare la nebbia intorno a queste “sparizioni” ci ha pensatoi ieri Bahram Moshiri, da anni attivista iraniano per i Diritti Umani che abita negli USA dove ha un canale televisivo che trasmette via satellite e che fino a poco tempo fa era visibile anche in Iran, uno dei pochi che non appoggia nessun gruppo politico in particolare e ha sempre svolto le sue attività a favore dei Diritti dell'Uomo in Iran e per questo nel mirino degli Ayatollah (questo il suo sito web).